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Se si considerano due classi di acidi grassi polinsaturi, gli omega 3 e gli omega 6 (otto in tutto) ci si può riferire a loro come acidi grassi essenziali, nel senso esteso del termine. Il numero dopo la parola omega indica quanti atomi di carbonio ci sono a partire dall'ultimo atomo di carbonio (che è per questo denominato carbonio omega, l'ultima lettera dell'alfabeto greco) fino ad arrivare al primo doppio legame.
I grassi omega sono fondamentali, fra l'altro, per:
In senso ristretto (che è anche quello più corretto, tant'è che gli EFA vengono anche chiamati vitamina F) due soli sono gli acidi omega essenziali, cioè non sintetizzabili dal corpo umano: l'acido alfalinolenico (omega 3) e l'acido linoleico (omega 6).
Gli omega 3 sono contenuti soprattutto nei grassi del pesce (salmone, sgombri, acciughe ecc.) e nell'olio di pesce. Da ricordare fra gli essenziali l'acido alfalinolenico (contenuto nelle noci e negli oli di soia, di mais); l'acido eicosapentaenoico (EPA) e l'acido docosaesaenoico (DHA, fondamentale per la composizione dei lipidi del cervello e dei fosfolipidi delle membrane sinaptiche implicate nella trasmissione dell'impulso nervoso) sono invece non essenziali perché sintetizzati da altri acidi grassi.
Gli omega 6 sono contenuti soprattutto negli oli vegetali (oli di girasole e di mais che però non devono essere cotti), ma anche in cibi proteici, nelle verdure e nei cereali. Da ricordare l'acido linoleico (è contenuto in noci, cereali, olio di mais e di girasole, legumi); da esso deriva l'acido gammalinolenico, GLA, utile nella riduzione del colesterolo, contro l'artrite reumatoide, la neuropatia diabetica e l'eczema).
Fra gli acidi grassi omega 6 si deve ricordare l'acido arachidonico, visto come il peggior nemico dell'organismo da Sears e dalla sua dieta a zona.
La salute
Lo studio degli eicosanoidi (che valse il Nobel nel 1982 a Bergstrom, Samuelson e Vane) è importante per capire l'importanza degli acidi grassi essenziali. Gli eicosanoidi sono sostanze (superormoni) che controllano i sistemi ormonali. Sono rappresentati da diverse famiglie di sostanze (prostaglandine, tromboxani, leucotrieni, lipossine ecc.).
Alla fine degli anni novanta si diffuse la speranza che una classificazione fra eicosanoidi buoni ed eicosanoidi cattivi (idem per altre famiglie: esistono prostaglandine cattive, come la PGH2, o buone, come la PGE1 o la PGI2) e un'alimentazione che potesse favorire la produzione di eicosanoidi buoni potessero portare a una migliore salute.
Il cammino teorico - Vediamo come dagli acidi grassi essenziali si arriva agli eicosanoidi.
1) L'acido linoleico grazie all'enzima d-6-desaturasi si trasforma in acido gammalinolenico (GLA). L'enzima è inibito dall'acido alfalinolenico che lo utilizza per la trasformazione in EPA e DHA.
2) L'acido gammalinolenico si trasforma in acido diomogammalinolenico (DGLA)
3a) Il DGLA si trasforma direttamente in eicosanoidi buoni (come la prostaglandina PGE1)
3b) Il DGLA si trasforma in acido arachidonico grazie all'enzima d-5-desaturasi; l'enzima è inibito dall'EPA e attivato da un eccesso di carboidrati.
4) L'acido arachidonico si trasforma in eicosanoidi cattivi (come la PGE2 e il TxA2) e in eicosanoidi buoni (come la prostaciclina, la prostaglandina PGI2).
Questo schema è stato usato anche da Sears per promuovere la sua dieta a zona che favorirebbe lo sviluppo di eicosanoidi buoni grazie al fatto che l'acido arachidonico non verrebbe prodotto in quanto l'enzima δ-5-desaturasi verrebbe inibito dal giusto rapporto proteine-carboidrati.
In effetti in tutto questo processo Sears dimentica due cose:
a) che l'acido arachidonico serve anche per produrre eicosanoidi buoni
b) che l'acido alfalinolenico (che Sears sconsiglia di assumere, visto che blocca la trasformazione 1) può convertirsi in EPA e DHA; tale conversione è utile se la dieta è povera di pesce.
Il cammino pratico - Questa visione biochimica dell'alimentazione ha portato moltissime persone verso l'ortoressia nella speranza di "stare meglio". In realtà anche in chi ha seguito per un decennio (i primi cultori della teoria degli eicosanoidi buoni) l'alimentazione "teorica" non sono stati riscontrati significativi miglioramenti (che si scostassero cioè dalla media di chi avesse un buon stile di vita, ma non tenesse conto della teoria degli eicosanoidi).
Per l'integrazione degli acidi grassi essenziali rimandiamo all'articolo corrispondente, articolo nel quale si evidenzia ancora l'impossibilità pratica di voler precisare oltre misura le caratteristiche dell'alimentazione del singolo individuo.
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